Il rispetto di uno dei più alti simboli del Paese sembra ignorato dall’amministrazione comunale di Ceglie che, nonostante le segnalazioni, non fa nulla per risistemare i vessilli strappati e che ancora sventolano dal Castello e dal Museo Maac
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di Luca Dipresa
“Chi la dura la vince” recita un noto detto che, in un certo qual modo, è il modo per lanciare una sfida a qualcuno. E noi che simo anche un po’ cocciuti prendiamo in prestito il detto per ritornare a porre l’attenzione sullo stato di alcune bandiere che campeggiano su edifici pubblici.
In passato ci eravamo occupati dello stato di abbandono delle bandiere, quella italiana e quella europea, ridotte a stracci che campeggiavano sull’ingresso del Conservatorio in Via Don Luigi Guanella. Ci vollero mesi ma, alla fine, le bandiere vennero sostituite restituendo decoro a quelli che sono più di un simbolo. Ora l’attenzione è per i vessilli all’ingresso del Castello Ducale e del Museo, a due passi dal Municipio. Come mostrano le foto – la questione l’avevamo segnalata di recente – le bandiere in questi siti rappresentano la poca cura che c’è verso quelli che sono più di un simbolo. Esiste una legge che richiama l’attenzione che deve essere prestata verso il decoro dei simboli dello Stato sia. La materia è infatti regolata dalla legge n. 22 del 1998 e dal Dpr n. 121del 2000 che stabiliscono i criteri e le modalità di esposizione della bandiera della Repubblica Italiana e di quella dell’Unione Europea all’esterno degli edifici sedi di uffici pubblici ed istituzioni.
Dispositivo di legge che recita: “Le bandiere sono esposte in buono stato e correttamente dispiegate; né su di esse, n sull’asta che la reca, si applicano figure scritte o lettere di alcun tipo”. E, addirittura, chi non si attiene a tale disposizione va incontro a risvolti penali. L’art. 292 del codice penale, così come modificato dall’art. 5 della Legge 24 febbraio 2006, n. 85 stabilisce che “Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni. Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali “.
Se le bandiere vengono messe è bene che qualcuno controlli il loro stato e quando si deteriorano vanno subito sostituite. La stessa legge raccomanda di procedere ad un’attenta verifica dei vessilli, avendo cura di controllare sia la corretta esposizione nel rispetto delle regole protocollari, sia che gli stessi non si presentino logori, scoloriti, strappati, sporchi o male avvolti intorno all’asta, con invito ad immediata sostituzione di eventuali bandiere in stato di degrado.
Qualcuno ha voluto anche ironizzare chiedendo ma per caso la Libia si è gemellata con la nostra Ceglie? E questo perché la bandiera della Libia è di color verde. Ma nella fattispecie il verde è l’ultimo pezzo di stoffa di quello che una volta era il tricolore. L’auspicio che – ecco perché il richiamo a chi la dura la vice -, finalmente qualcuno si accorga di tale scempio e si provveda quanto prima alla sostituzione delle bandiere in questione e verificare se in tutti gli edifici pubblici i vessilli sono … in buona salute.
Sarebbe utile aggiungere alla quotidiana rassegna stampa preparata per gli amministratori comunali gli articoli sulle questioni ancora aperte e mai risolte.